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Domanda: I Jahmila è un gruppo dalle radici multietniche, questo ha influito sul vostro stile musicale? Se si come
Risposta: Influisce soprattutto come scambio culturale e apertura mentale, i luoghi fisici si trasfondono in luoghi onirici…Buenos Aires, Madrid, Roma, Ostuni, sono strada, gente, idee, suono.
Non ci siamo mai posti problemi di genere o stile (quello serve alle case discografiche…) noi suoniamo cercando di seguire quel battito universale, che sia cumbia, punk o reggae, non è cosi importante…venire da luoghi diversi ti da nuove suggestioni, la musica ha un’anima migrante che si fonde con la vita di ognuno di noi, Parigi, Barcellona, La Sardegna… dovunque aggiungiamo un pezzo, una storia, sentire come la gente parla, vive, mangia, lotta. Apprendere ,condividere e poi divenire. Siamo consci che questo è un processo inconscio, noi non suoniamo nessuna musica, è la musica che suona noi…ma usa noi che veniamo da luoghi differenti, cosi cambia sempre e ci unisce in questa dimensione di musica, viaggio, scambio che acquisisci facendo le cose insieme, lottando e sognando insieme.
Domanda: Quanto mai verosimile e rappresentativa la canzone “Amandola”, quasi un manifesto della vostra poesia. Raccontateci un po’ come e in quanto è stata “partorita”.
Risposta: Quasi autobiografica… Alfredo è arrivato dall’ Argentina come giocatore di una squadra giovanile di rugby, poi è restato per quello che stava succedendo nel suo paese, vivendo per anni come musicista/artigiano di strada, come molti altri esuli argentini; il senso di estraniazione di chi non può tornare a casa traspare dal testo, ma forse emerge di più la meraviglia e l’amore per una madre terra che ti consente ovunque di creare una tua famiglia umana.
Come molte canzoni di Alfredo, è un inno alla vita, forse un po’ fricchettone, ma sentito…col cuore.
Domanda: Durante i concerti, che la canzone sia cantata in spagnolo, inglese o italiano, che il ritmo sia reggae, roots, flamenco, rock, cumbia o canzone popolare, che ci si trovi in un club, un teatro, una piazza o un centro sociale, la fusione con il pubblico è totale, si viene portati ”a spasso” per lo spazio e il tempo con una musica per ballare, per sognare, per riflettere: Parlateci del vostro rapporto con il pubblico durante le esibizioni.
Risposta: Fuori dal palco siamo persone normali a cui piace bere, mangiare, fumare, dire cazzate…sul palco siamo persone normali che fanno qualche cosa che gli piace e si divertono…questo approccio naturalmente naturale ci porta ad interagire con la gente prima, durante e dopo il concerto; questo può essere dannoso per il fegato o per il cervello, ma ti da tantissimo a livello morale e materiale, come tutti gli amici di Sardegna che sono sempre nei nostri cuori… del resto dal vivo non ci tratteniamo e le nostre idee sociali e politiche le esprimiamo chiaramente, e questo può procurarti alcuni nemici, ma sicuramente più amici…la musica stessa è il mezzo di una fusione tra noi che suoniamo e quindi chi ascolta, il suono amplifica e moltiplica le sensazioni, noi viaggiamo con l’adrenalina, il genere non è importante, il nostro concerto è per noi stessi un viaggio d’esplorazioni attraverso spazio e culture, la Jamaica, Cuba, Londra 77… a nostro modo
Domanda: Per concludere, il vostro tour vi porterà in giro per l’Europa: Oltre a questo quali sono i vostri progetti futuri ? cosa vi aspettate da questo viaggio in giro per le nazioni europee ?
Risposta: Il 2006 è stato un anno cruciale, siamo stati in Spagna a Febbraio, e abbiamo incrementato quantità e qualità dei concerti, 2 festival in Francia, e molti altri qui in Italia, tutte esperienze positive e adrenaliniche, sia fuori che qui, in generale la differenza c’é, in Francia come in Spagna sembrano più aperti ad apprezzare progetti musicali originali, che si muovono al di fuori della solita musica Mc Donald, che riempie radio e televisioni; i festival hanno quel organizzazione e quel budget che permettono ai gruppi di esprimersi al meglio…
Ma anche qui in Italia ci muoviamo in un circuito alternativo ed antagonista in crescita costante, nonostante tutti i boicottaggi…
Stiamo lavorando su una ventina di canzoni, in funzione di un nuovo cd, intanto c’è stato l’innesto del batterista Giulio Canaponi e del tastierista/fisarmonicista Emanuele Giunti…2 elementi di qualità assoluta, che ci permettono ancora di più di esprimere il suono del nostro progetto;
Abbiamo esordito il 12 gennaio al CPA di Firenze un concerto magico, poi il 13 si è rotto il furgone sulla via di Alessandria…..
Domanda: Grazie della collaborazione e per questa intesa interviste. Speriamo che le nostre strade possano incrociarsi ancora.
Risposta: Vi ringraziamo per la vostra disponibilità, sperando di incontrarci presto, HASTA SIEMPRE
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