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Skaweb.it: I Talco sono uno dei tanti gruppi italiani che trovano maggior consenso all’estero piuttosto che in Italia. Oltre alla provincia di Venezia, la vostra provincia, i Talco sono spesso impegnati in concerti e festival in Germania. Non a caso una delle due case discografiche con le quali avete collaborato, la Mad Butcher Records, è proprio tedesca. Quanto è difficile per i gruppi come il vostro affermarsi in Italia? Perché è più facile essere apprezzati fuori dal proprio paese?
Talco: Una volta credevo che si trattasse solo di egemonia mediatica nella musica italiana da parte di MTV o multinazionali che monopolizzano e appiattiscono i gusti della gente. Ma suonando e facendo un minimo di esperienza, mi sono accorto che c’è dell’altro: alcuni gruppi storici continuano a suonare da tempo con un’altra mentalità che contraddice il proprio passato, quella della musica intesa solo ed esclusivamente come lavoro. Non condanno chi cerca di vivere di musica, ma chi lo fa senza divertirsi, e quindi con uno spirito diverso rispetto alla mentalità che ha reso un determinato gruppo “famoso”. Molti hanno lasciato per strada sentimenti che caratterizzavano il loro essere “grandi gruppi”, come la solidarietà, l’amicizia, arrivando a vedere bands più giovani come “concorrenza”, “minaccia al loro guadagno”; motivo per il quale in precedenza hanno svenduto una scena alle multinazionali rimanendo triturati nel meccanismo dell’ “ondata punk delle TV”, il business musicale, quello che permette a molti di loro di sopravvivere con la pubblicità…in poche parole, quella grande scena “underground” caratterizzata da bands che si aiutavano a vicenda, si è trasformata in un’accozzaglia di gruppi che non attirano più nessuno ai concerti, ma sopravvivono nascondendo tutto con la pubblicità, l’unica cosa che vedono i locali per chiamare un gruppo.
Basta vedere per credere. Chi affolla ancora i concerti? Chi non si è svenduto e non ha quindi risentito della “fine dell’ondata punk in TV”, che dopo tanti anni suona ancora con lo stesso spirito; prendo d’esempio i Los Fastidios, uno dei pochi gruppi che mettono ancora al primo posto l’etica nella propria musica e nella propria mentalità. Enrico è una bravissima persona, limpida, un amico che si è fatto in quattro per promuoverci e darci una mano, e avere persone del genere come esempio, ci spinge ad andare avanti per la strada intrapresa, perché sappiamo che riserva felici sorprese, e che tutto quello di positivo che riceviamo, sia in Italia che all’estero, lo dobbiamo a noi stessi e non a qualcuno che ci dipinge come il gruppo del momento, senza esserlo.
Mi da sempre felicità e orgoglio parlare dei nostri concerti all’estero, perché a suonare in giro per l’Europa davanti a persone che conoscono le tue canzoni e ti apprezzano ti carica molto e ti ripaga del lavoro che fai. C’è di sicuro chi dobbiamo ringraziare oltre ad Enrico Kob per questo: Mike della Mad Butcher, che crede tantissimo in noi, e fa un lavoro di promozione veramente notevole. Se non fosse per i suoi “calci nel culo”, avremmo i tempi del Paleolitico nel fare le cose. Grazie a Mauro “Due Forni”, Kai “Muttis”, Marco dal Cin, che da Berlino ci permettono di suonare ovunque, grazie a Jordi che ci ha fatto conoscere in Catalogna e nei Paesi Baschi…
Il primo tour l’abbiamo fatto all’uscita di “Tutti assolti”, già lì iniziava ad accorrere gente, ma con “Combat Circus”, e grazie alle persone che ti ho elencato abbiamo cominciato a suonare regolarmente davanti a tanta gente che ci conosceva. Mi sono spesso chiesto perché ci andava così bene all’estero. È solo perché il pubblico se ne frega di MTV e simili? Sicuro, ma penso che ci sia dell’altro. In Germania non c’è chi corre su corsie preferenziali, solo per il nome, il curriculum, ecc. Si parte tutti da zero, e il fatto che la gente apprezzi la nostra musica, è la maggior soddisfazione che abbiamo e che teniamo sempre con noi: vediamo valorizzato il nostro lavoro, che, per quanto divertente, non è facile.
Skaweb.it: Già a partire da “Tutti assolti”, il vostro primo disco uscito nel 2003 e continuando con “Combat Circus” i testi dei Talco hanno una struttura lessicale molti ricercata che spesso abbonda di parole non proprio comuni nelle canzoni ska e punk, due generi orientati sostanzialmente alla semplicità del messaggio. È stata una scelta casuale o voluta?
Talco: I testi impegnati sono di due tipologie, il testo sloganistico e metaforico. Non considero l’uno migliore dell’altro. Semplicemente, quello che usiamo noi è il testo che più può rappresentare spontaneamente ciò che vogliamo dire. La differenza per me è nell’approccio con cui uno scrive. Penso ci siano tanti testi fatti bene e altri pessimi proprio per questo. Detesto chi gioca a fare lo snob, il poeta mancato; la presunzione di onnipotenza intellettuale si riflette molto nei testi. Ho un rigetto per gli intellettuali, la “casta” sociale, la moda più narcisista e inconcludente di tutte. Ti faccio un esempio: adoro le liriche di De Andrè lo guardo con la riverenza che merita una persona come lui, e proprio per questo non scrivo le canzoni cercando di fare il “De Andrè”.. È quando cerchi di avvicinarti e di emularlo che cadi nello snobismo esibizionista e autocelebrativo. De Andrè è l’esempio più lampante di quanto un testo ricercato possa essere patrimonio di tutti, è questo che lo rende unico e inarrivabile, e differenzia la sua spontaneità e sincerità dall’intellettualismo becero. Da quello che ho capito dalle recensioni del nostro ultimo disco, la gente ha apprezzato la scelta (anche se non si tratta di una scelta, è il mio modo naturale di fare un testo) del testo per così dire “ricercato”. Ma, sicuramente nessuno troverà mai i Talco, con la puzza sotto il naso, a giocare a fare i saccenti della scena e a tirarsela con le persone. In furgone ascoltiamo Leone di Lernia e a casa mi addormento con i film di Lino Banfi, la cultura dovrebbe arricchire se stessi, non l’immagine di se stessi. Le persone che ci conoscono ci danno dei cazzoni, magari prendendoci in giro, ma è proprio così che vogliamo essere: gente che si diverte e non ha niente da insegnare a nessuno! È proprio questo uno degli spunti da cui è nato il testo di “Testamento di un buffone”.
Skaweb.it: Le vostre canzoni sono impregnate di molteplici critiche sociali e politiche che coinvolgono non solo la vostra provincia, come in “Tutti Assolti” e “La fabbrica del dissenso”, ma anche a livello internazionale come in “L’odore della morte”, “Oro nero”, e infine canzoni che rievocano tempi passati quali “11 settembre ‘73” e “La sedia vuota”. Come nascono i testi dei Talco? Cosa vi spinge nella loro stesura?
Talco: Mi è sempre piaciuto scrivere testi di carattere politico e sociale. Sono sempre stato interessato a questo mondo, da prima di iniziare a suonare, l’impegno è sempre stata una cosa che abbiamo portato con noi e ci ha aiutato a maturare. Le tematiche che ci stanno a cuore, le affrontiamo sempre sulle nostre canzoni, a volte riguardano la nostra città, Marghera, altre volte la politica italiana, altre ancora le gravi situazioni internazionali. Le critiche che facciamo le muoviamo sempre indipendentemente, fuori dai partiti e tutto ciò che ci può essere di istituzionale, in modo autonomo e libero. Forse “Tutti Assolti” è più una valvola di sfogo contro le guerre mosse dall’America (e, appunto 11 settembre ‘73 vuole mostrare l’ipocrisia di chi si autoproclama democrazia e fuori dai propri confini agisce come la peggior dittatura), la corruzione dell’italietta della prima e della seconda repubblica, l’invasione della Palestina, le parole del delinquente Berlusconi sulla resistenza ecc.
“Combat Circus”, partendo da una crisi di valori della sinistra attuale, muove sì una critica alla società (e alla sinistra, come detto), ma parla anche di noi. In molte canzoni, infatti, cerchiamo di creare un percorso parallelo tra la politica, l’impegno e la nostra vita; prima ti ho fatto l’esempio di “Testamento di un buffone”, ma ce ne sono molti altri, ad esempio “Tortuga”, “La carovana”.
Skaweb.it: “Combat Circus”, il vostro secondo album, è uscito nell’ottobre 2006. possiamo dire che i Talco sono già al lavoro in vista di un loro possibile terzo disco o ci sarà ancora da aspettare?
Talco: Lo dico prima a te che ad Enrico Kob, anche perché è una notizia fresca. Stiamo, proprio in questo periodo, facendo un pre-registrazione per il nuovo disco, che uscirà a metà del prossimo anno. Musicalmente seguirà la scia di “Combat Circus”, con qualche sterzata “gitana”, e parlerà di tutto, guerra, politica, calcio, accompagnando sempre il tutto con riferimenti su di noi. Il titolo dovrebbe essere “La Mano de Dios”, in omaggio a Maradona.
Skaweb.it: Grazie per la bella intervista e per l'esclusiva che ci avete concesso. Un augurio per il vostro prossimo lavoro.
Talco: Ti ringrazio moltissimo per l’intervista, mi sono divertito molto a risponderti.
Se volete cercarci in internet i nostri siti sono www.talcoska.it , www.myspace.com/talcopatchanka, scriveteci, così il nostro trombettista non guarda i siti pornografici.
Ah, una cosa, fatemi un piacere, venite ai concerti e non rincoglionitevi coi DJ.
Ciao a tutti e grazie!
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